New media: come sarà il futuro?
di Michele Nasi · 9 ottobre 2007EPIC 2015 è un classico che ormai molti conoscono.
Si tratta di un video attraverso il quale gli autori - Robin Sloan e Matt Thompson - guardano nella palla di vetro proiettandoci in un 2015 futuribile. Con uno sguardo retrospettivo, Sloan e Thompson immaginano, ed in certo senso prevedono, quella che potrà essere la “memoria storica”, per quanto riguarda l’evoluzione della Rete e delle nuove tecnologie, per chi vive nel 2015. Come appare nei titoli introduttivi, lo stesso video viene presentato come se fosse stato realizzato nell’anno 2015 da un ipotetico “Museum of Media History”.
Il video, sebbene contenga probabilmente deviazioni piuttosto fantasiose, offre comunque ottimi spunti per discutere su temi importanti come l’evoluzione che potrà avere il mondo dell’informazione, le implicazioni - a livello sociale - che avranno tali mutamenti, le nuove opportunità di business, i processi con i quali si concretizzerà la convergenza tra i vari media.
EPIC 2015 già riflette alcuni dei cambiamenti che stanno influenzano la Rete ed il web in particolare.
L’informazione prodotta da pochi diventa dinamica facendo diventare gli utenti che sino a qualche anno fa erano meri “fruitori”, veri e propri “produttori” di contenuti. L’esempio più evidente è l’esplosione dei blog: un’idea semplice (i blog sono, in definitiva, un “diario” giornaliero che affronta gli argomenti più disparati) che consente, potenzialmente, a chiunque di esprimersi in libertà.
I blog sono poi universalmente considerati come strumenti interattivi consentendo un confronto diretto tra i lettori nonché tra questi e l’autore.
Se i contenuti pubblicati sul proprio blog sono validi, è facile trasmettere un’idea più umana del team che lavora all’aggiornamento dei contenuti ed è assai più probabile, rispetto agli approcci tradizionali, che altri blog pubblichino collegamenti ai lavori pubblicati online.
I blog, se curati da professionisti, sono estremamente piacevoli da leggere proprio perché ai lettori sembra quasi di chiacchierare con l’autore in merito alle sue esperienze, all’attualità, al suo modo di pensare e vivere.
Da non tralasciare l’aspetto economico: chiunque può pubblicare oggi il proprio blog praticamente a costo zero.
EPIC 2015 trae ispirazione dai mutamenti che hanno iniziato a prendere forma in Rete. Primo tra tutti, l’avvento del cosiddetto Web 2.0. Per questo termine non è stata fissata una definizione precisa. Ad ogni modo, quando si parla di Web 2.0 ci si riferisce all’evoluzione dei servizi web, sia dal punto di vista concettuale che tecnico, avviata da qualche anno. Web 2.0 può essere sinonimo di dinamicità di strutture per il web e di contenuti: i siti web personali sono divenuti blog, i sistemi per la gestione di contenuti (CMS) sono sfociati nella nascita di Wiki, i contenuti “blindati” (legati ad un solo sito) sono ora ripubblicati in ogni dove grazie alle tecniche di syndication (ad esempio, attraverso feed RSS). Il Web 2.0 fa riferimento anche all’interattività, alla facilità, alla velocità d’uso. Una delle tecnologie più usate per sviluppare siti Web 2.0 è AJAX - ampiamente abbracciata, guarda caso, da Google in tutti i suoi servizi -.
Sul blog di Neville Hobson, potete trovare una sorta di “tabella comparativa” (ved. questa pagina) tra alcuni protagonisti del Web 1.0 e quelli che possono essere gli “equivalenti” nel Web 2.0.
La premonizione di EPIC 2015 inizia proprio pronosticando una stretta integrazione di tutti i servizi lanciati via a via da Google in un’unica soluzione denominata Google Grid. Ed è questo qualcosa che già è praticamente accaduto con il lancio, da parte del colosso di Mountain View, di iGoogle - home page personalizzata, destinata a tutti gli utenti di Google che consente di aggregare contenuti ed interfacciarsi con tutti i servizi resi disponibili -.
Nel video di Sloan e Thompson si affronta anche il tema della “net neutrality”. Un po’ come gli operatori telefonici non pongono limitazioni rispetto ai numeri che possono essere chiamati e gli argomenti affrontabili durante una conversazione, i fornitori di accesso alla rete Internet non possono essere autorizzati ad utilizzare le loro risorse per monitorare l’attività online degli abbonati. EPIC è l’acronimo inventato da Sloan e Thompson per “Evolving Personalized Information Construct”, uno strumento che nell’immaginazione dei due autori del discusso video permetterà di produrre contenuti personalizzati per ciascun utente, secondo le sue abitudini, le sue scelte, le sue preferenze, i suoi interessi.
Più di recente, cavalcando il successo riscosso da EPIC 2015, Casaleggio Associati - società milanese che offre consulenza strategica per ciò riguarda il mondo new media - ha colto la palla al balzo realizzando e pubblicando quello che è considerato un po’ il seguito di EPIC 2015: “Prometeus”.
I più hanno storto la bocca considerando il prodotto di Casaleggio come un brutto clone di EPIC. A parte qualche peccatuccio veniale come l’errore nei sottotitoli a proposito dell’inventore tedesco J. Guntenberg e “deviazioni” fantascientifiche finali un po’ troppo spinte (che non possono che far sorridere), Prometeus offre comunque spunti di riflessione.
Il “prosumer” è colui che diventa produttore di informazioni, facilitato da un concetto di copyright che - col tempo - diventa sempre meno forte. Ben vengano quindi licenze simili alle Creative Commons a patto che non sia un pretesto per rendere l’informazione sempre meno puntuale, precisa e verificata. La partenità dell’opera dovrebbe essere sempre garantita e resa nota.
Se alcune osservazioni, specialmente nel secondo video, sembrano pervase da una buona dose di ironia, molte altre offrono interessanti spunti di discussione. Attendiamo i vostri commenti.