Ci sarebbe un Expo da organizzare
di Luigi Ferro · 1 ottobre 2008Silvio Berlusconi ha dichiarato che nei prossimi giorni sistemerà definitivamente la faccenda dell’Expo. In pratica si tratta di stabilire chi organizzerà la manifestazione. La Moratti da tempo spinge per dare l’incarico a un amministratore unico di sua fiducia, ma governo, regione e provincia non sono d’accordo. Si arriverà alla classica mediazione e intanto sei mesi se ne sono già andati.
Era il 1° aprile, giorno bizzarro, quando venne annunciato il verdetto del Bureau internationale des exposition, organizzazione fino ad allora sconosciuta ai più, che assegnò la prestigiosa kermesse a Milano.
Da allora è stato un susseguirsi di “non perdiamo tempo”, “iniziamo a lavorare subito”, “la governance è stata definita” e nulla è successo. Avrebbe dovuto già essere pronto l’accordo di programma che comprende la variante urbanistica necessaria per cambiare la destinazione Rho-Pero.
La tabella di marcia che prevedeva il varo delle gare internazionali per i lavori è in ritardo. Secondo il dossier ci vogliono cinquecento giorni per individuare chi realizzerà i progetti e i primi cantieri erano previsti prima della fine del 2010. Gli ispettori del Bie dovevano venire a Milano a vedere come procedevano i lavori, ma siccome non esiste la società che deve gestire la faccenda non si sono fatti vedere.
Tutti i tempi, se va bene, sono spostati di sei mesi, un buon inizio.
Intanto l’Expo di Saragozza ha chiuso i battenti con 5,5 milioni di visitatori, un milione in meno rispetto alle stime e soprattutto con una scarsa presenza straniera. Però gli albergatori hanno dichiarato di essere contenti.
Il sociologo Aldo Bonomi su Sole 24 ore ha fatto un viaggio nella città spagnola e ha raccontato di buone infrastrutture, di spostamenti celeri (la stazione dell’alta velocità è proprio di fronte all’entrata dell’Expo) e di una manifestazione che ogni sera chiudeva alle tre del mattino con feste, concerti e rappresentazioni teatrali.
In Spagna il tutto è coordinato da una struttura centrale presso il ministero del Bilancio che organizza i grandi eventi internazionali. Impossibile in un paese come l’Italia che sta andando verso il federalismo ormai sinonimo di efficienza.
Bonomi conclude dicendo che bisogna dotarsi di un pensiero lungo, in pratica di una capacità di pensare all’evento preparandolo nel tempo. L’expo non può essere solo un’operazione immobiliare, ma quello che per Torino sono state le Olimpiadi. Anzi di più.
E’ ciò che sotiene anche Stefano Boeri sul Corriere quando dice che un evento simile deve essere preparato. Il tema sarà quello dell’alimentazione e Milano in questi anni dovrà diventare un centro mondiale per questo argomento. Scrive Boeri ” se vogliamo che l’ Expo di Milano non sia un flop, è cruciale che Milano diventi gradualmente un polo di attrazione globale sul tema dell’ alimentazione. Ma non nel 2015: da domani. Milano può diventare nei prossimi anni il luogo dove si sperimentano le politiche più innovative sui temi della riduzione della fame del mondo, dell’ agricoltura urbana, delle coltivazioni sostenibili, della cooperazione alimentare. Ci stiamo muovendo perché tutto questo accada? Non ci è dato di saperlo. Se infatti non c’ è dubbio che la candidatura milanese nasca da una riflessione approfondita sul tema dell’ alimentazione, ci sono molti dubbi che un quadro politico litigioso e non coeso possa ambire a trasformare queste riflessioni nel programma di progetti, processi e azioni di cui abbiamo bisogno per arrivare con successo ad un Expo di successo”.
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